images

facebook
instagram

lamentecritica.it - Copyright © 2025 - 2026

La Mente Critica di Montanari Fabrizio 

Testata giornalistica iscritta al tribunale di Reggio Emilia - Registro Stampa n. 5/2025 del 13/10/2025

Direttore responsabile: Fabrizio Montanari - CF. MNTFRZ84E04G337B - Partita IVA: 03128800350 

E-mail: redazione@lamentecritica.it

 

Informativa Cookie | Informativa Privacy | Copyright

 

aggiungi un titolo (1)

Il Settore Operativo della Marina Militare

06/10/2026 21:45

Fabrizio Montanari

Cultura e Società,

Il Settore Operativo della Marina Militare

A colloquio con Raffaele Martino (comandante della nave ‘Morosini’) e la Componente Sommergibilisti. Nave ‘Morosini’, Pattugliatore polivalente d’altu

A colloquio con Raffaele Martino (comandante della nave ‘Morosini’) e la Componente Sommergibilisti.

1.jpeg

Nave ‘Morosini’, Pattugliatore polivalente d’altura

 

(Foto di Fabrizio Montanari)

TARANTO - Il Capitano di fregata Raffaele Martino, comandante della nave ‘Morosini’, mi porta alla scoperta del suo PPA (Pattugliatore polivalente d’altura) anche detto ‘multi purpose combat ship’ (nave da combattimento multiuso). È un’unità multifunzione in grado di assolvere diverse missioni e funzioni grazie alle numerose peculiarità di cui dispone, tutte ad alto contenuto tecnologico. È la seconda nave di un programma di sette unità, fa parte della ‘Seconda Divisione Navale’, ed è stata consegnata alla Marina nell’ottobre del 2022 pertanto un’unità nuova e molto innovativa su tre aspetti peculiari come sottolinea il Comandante Martino: “Il primo è il contenuto tecnologico, basti pensare al ‘naval cockpit’ (cabina di pilotaggio navale) un sistema all’avanguardia presente nella plancia di combattimento che prende spunto dal contesto aeronautico. Vi siedono un pilota e un copilota che riescono a gestire la condotta della nave e ad avere il controllo della parte propulsiva, delle comunicazioni interne ed esterne, rispondere ad eventuali minacce che si possono presentare. Il secondo aspetto da evidenziare è la modularità dettata dal fatto di poter riconfigurarsi grazie a due aree modulari che sono in grado di ospitare dei container definiti moduli specialistici. Possono essere dei moduli abitativi atti ad ampliare le capacità alloggiative dell’unità, o moduli che hanno l’attitudine a trasformare l’energia elettrica in grado poi di soddisfare le esigenze di un paese di circa sei mila abitanti, un grande supporto a chi è sofferente a causa ad esempio di disastri naturali. Inoltre possiamo imbarcare un’area ospedaliera, mezzi di unità speciali e persino organizzare una staff-room qualora ci dovesse essere un dispositivo multinazionale a bordo con un Ammiraglio per gestire altri assetti. A seconda della missione la nave viene configurata ad hoc. Il terzo punto veramente peculiare di questa nave sono l’apparato propulsivo e l’alta velocità che riesce ad esprimere. La ‘Morosini’ ha una prora a doppia punta, una soluzione cantieristica italiana che le consente di raggiungere una velocità superiore ai 30 nodi (pari a 55,5 km/h)”. A questo punto il comandante Martino deve essersi accorto del mio sguardo perplesso, perché si affretta a precisare: “Una doppia punta, un inganno ingegneristico in quanto va ad “ingannare” il mare facendogli credere che la nave è più lunga di quanto sia effettivamente, senza andare così ad alterare il dislocamento dell’unità. Quella che cambia è la proporzione tra la lunghezza e la larghezza dell’unità, il ché aiuta, insieme al sistema propulsivo, ad aumentare la massima velocità raggiungibile dalla nave senza però aumentarne il peso. La nave è lunga 143 metri e larga 16,2 metri. L’apparato propulsivo è qualcosa di veramente importante dato che questa nave può combinare ventuno differenti assetti propulsivi grazie ad un mega riduttore di cui questa unità è dotata. A questo riduttore abbiamo collegati due motori termici principali, una turbina a gas (propulsione definita ‘CODAG’), infine due motori elettrici che funzionano anche da generatori e che sono collegati direttamente agli assi. La nave ha un’autonomia, riempiendola per così dire a “tappo”, di carburante per circa 20 giorni. Effettuiamo la raccolta differenziata e disponiamo anche di un sistema di compattatore di rifiuti”. Ma io resto colpito dalla plancia di comando, un qualcosa di avveniristico. Al posto del classico timone in legno trovo due volanti in stile Formula 1, e una sala di regia televisiva è nulla in confronto alla sequenza di monitor che trasmettono non solo i dati interni della nave, ma anche dati sensibili. Prima di salutarci, il comandante Martino mi regala delle riflessioni che da sole valgono l’intera visita: “Questo mestiere non è semplice e gli aspetti più belli sono legati alla sfera personale dato che a bordo si creano delle relazioni strette e l’equipaggio è come una grande famiglia. Si trascorre tanto tempo insieme fronteggiando realtà differenti. Personalmente sono alla quarta esperienza di comando di una nave e ogni volta quello che mi porto dietro è proprio la relazione che si instaura con le persone. Si, c’è l’aspetto meno piacevole che è l’allontanamento dagli affetti famigliari, ma la vita del marinaio è questa. Una passione che è un lavoro, un lavoro che è una passione. Io sono sommergibilista di estrazione e non nego che quel che mi ha avvicinato alla Marina Militare sia stato il film “Caccia a Ottobre Rosso”, quello con Sean Connery e Alec Baldwin. Può sembrare ingenuo, ma vivendo da sempre a Taranto, sin da piccolo la Marina è stata nel mio cuore ed è bastato veramente poco a darmi la spinta, per così dire “propulsiva”. 

 

Tutt’altra atmosfera la regala il ‘COMFLOTSOM’ (Comando Flottiglia Sommergibili) guidato dal Capitano di Vascello Manuel Moreno Minuto. Il Comandante è un uomo dalla figura gioviale, di quelli che si vorrebbe come amici, ma parlandoci capisci di trovarti davanti un “marinaio d’esperienza”. “Attualmente il mio compito spazia dall’occuparmi del controllo dei sottomarini a 360 gradi (manutenzione compresa), sino alla gestione del personale e della direzione della scuola di formazione”. Gli chiedo in primis di parlarmi della scuola di formazione, perché è da lì che tutto comincia: “Può sembrare scontato, ma la scuola per sommergibilisti fa formazione nel senso più ampio del termine. Ovvero i ragazzi arrivano, spieghiamo loro il sottomarino nella sua totale fattura, come si conduce, et cetera. Questo è un mestiere ad altissimo rischio pertanto non ci si può permettere il minimo errore. Teoria e pratica devono viaggiare all’unisono. La particolarità di questa scuola è che il corso basico è uguale per tutti (ufficiali, sottoufficiali, marinai), perché tutti coloro che sono all’interno del sottomarino, anche il marò che cucina, devono sapere come è fatto il mezzo ed essere addestrati anche agli imprevisti che possono accadere. Il sottomarino è un ambiente così complicato che nessuno si può permettere di non sapere. Nel ‘CBS’ (corso base sommergibilisti) insegniamo la struttura di un sommergibile, la sua componentistica, e il fatto che nessuno con le proprie azioni deve poter mettere in pericolo la vita di un proprio compagno. E questo risultato lo si ottiene solo conoscendo il sommergibile e le tecniche da adottare. I sommergibilisti sono persone che devono sapersi adattare anche alle situazioni più scomode”. È per me interessante che, pur essendo il sommergibile un’arma da guerra, il Comandante Minuto tiene a sottolineare da subito i concetti di “rischio” e “scomodità”. Sono gli aspetti più rilevanti per chi svolge le sue missioni a 200 metri e oltre sotto il livello del mare, un ambiente che rappresenta già di suo una sfida tecnologica, operativa ed umana. Ma, ascoltiamo ancora il Comandante: “L’Italia è una potenza navale dove i sottomarini vengono progettati, costruiti ed impiegati. Abbiano oggi tre basi di sommergibili: a Taranto, ad Augusta e alla Spezia. Ora, prima di addentrarci nella scoperta del ‘Venuti’ (sottomarino di ultima generazione) voglio invitarla a visitare la Torretta, rimasta intatta, del ‘Cagni’, un sottomarino impiegato nel corso della seconda guerra mondiale. Il ‘Cagni’ è importante perché non solo ha combattuto ma ha compiuto la più lunga navigazione di guerra, centotrentasei giorni tra l’oceano Atlantico e l’oceano Indiano, con quattro rifornimenti. L’area adiacente alla torretta è considerata il sacrario dei sommergibilisti perché permette di ricordare tutti i caduti in guerra. Una luce permanente risplende sul muro intitolato a “Ai sommergibilisti caduti per la patria”. Mi permetta di aprire una parentesi: “Quando l’attore Pier Francesco Favino ha interpretato il ruolo di protagonista nel film “Comandante”, ebbene per circa una settimana l’addestramento lo ha svolto da noi. E proprio la torretta del ‘Cagni’ è servita a fargli capire, anche con una sensazione tattile, che cosa si prova ad essere un sommergibilista”.

Vengo così accompagnato dal Comandante Moreno Minuto a conoscere il Capitano di Corvetta Vito Grasso, comandante del sommergibile ‘Venuti’. Insieme ci addentriamo all’interno del sottomarino, o meglio all’interno di un’astronave subacquea. Il riferimento alla fantascienza non deve sorprendere, perché quello in cui sono entrato è veramente un “altro mondo” a cominciare dalle situazioni più elementari. Mi spiegano che l’equipaggio misto (donne/uomini) è composto in media da 34/35 persone e dormono tutti in due “camere”, mentre il comandante ha il suo spazio privato dato che dove riposa sono custoditi anche documenti riservati/segreti. Mi fanno presente che tra i sommergibilisti cercano di non fare una distinzione di genere, pertanto donne e uomini mangiano insieme, dormono insieme, lavorano insieme. Conta solo che tutti sappiano fare i sommergibilisti. È quindi necessario non solo essere preparati, ma anche sapersi adattare all’interno dell’equipaggio. Non vi sono camerini, bagni separati. Ragazzi e ragazze sono presi da un’unica cosa, l’assolvimento della missione loro assegnata. Una mossa falsa all’interno di un sottomarino può condurre alla morte. Particolare degno di nota è che tutti i circuiti del sottomarino sono a vista in modo da facilitare un intervento in caso di necessità. Il sottomarino è dotato ovviamente di una cassa d’acqua dolce per potersi lavare, e anche di un impianto di depurazione dell’acqua, ma questa è un bene prezioso pertanto se ne fa un uso molto parsimonioso. La ristrettezza degli spazi e delle risorse va a rafforzare quello che è l’aspetto umano. Il rispetto verso le altre persone è fondamentale e la condivisione è alla base di tutto. Il Comandante Vito Grasso interviene segnalandomi una curiosità che come tutto all’interno di un sommergibile, non è fine a sé stessa: “La particolarità del posto letto del comandante è il fatto di avere la testa rivolta verso la timoneria, il che gli consente di sentire tutto ciò che accade in sala comando. Non può e non deve sfuggirgli nulla. I turni di guardia sono due e vanno dalle 8 alle 14 e dalle 14 alle 20. Vi è una sinergia fortissima tra equipaggio e mezzo nautico, ma anche tra tutti i membri dell’equipaggio. Se occorre chiunque può ricoprire il ruolo dell’infermiere (nei sommergibili non c’è medico di bordo). L’equipaggio è piccolo, pertanto è necessario specializzarsi in più parti in modo da essere in grado sia di condurre sia di intervenire in caso di necessità”. Il Comandante Minuto riprende la parola: “Ogni anno siamo sottoposti a test fisici rilevanti. Non è cosa da tutti inabissarsi a determinate profondità e trovarsi eventualmente ad affrontare una minaccia nel blu degli abissi. Negli abissi i suoni per un sommergibilista sostituiscono gli occhi. I test fisici ai quali un sommergibilista è sottoposto sono intensi e faticosi”. Vi è spazio per osservare il binario dove vengono poggiati i siluri per poi essere inseriti nelle diverse camere di lancio. La cucina è piccola, ma funzionale. Da sottolineare che i sottomarini possono essere a propulsione nucleare (in possesso solo di Stati Uniti, Russia, Gran Bretagna, Francia, Cina, India) e a propulsione non nucleare. Ci sono diverse formule per creare energia a bordo, mi spiega il Comandante Minuto: “Lo schema tradizionale è diesel ed elettrico. Ma un motore diesel fa rumore e lascia una scia che è facilmente rintracciabile per un sottomarino nemico. Il cuore del ‘Venuti’ però è un vero e proprio concentrato di chimica. Un motore che dà vita a un’elettrolisi al contrario, nello specifico: costringi ossigeno e idrogeno a stare insieme producendo elettricità rilasciando acqua. Un processo green che dallo spazio è arrivato ai sommergibili. Usiamo gli stessi accorgimenti di una navicella spaziale. Poi vi è un motore termico custodito all’interno di un locale insonorizzato e antivibrante in modo che sottomarini nemici non possano percepire alcuna vibrazione”. Non stupisce perciò, che per costruire un sottomarino ci vogliano dai quattro ai cinque anni. Mentre, leggermente emozionato esco da uno dei portelli del ‘Venuti’, il Comandante Minuto mi illustra le procedure necessarie a far sbarcare una persona quando si è in navigazione. Il sottomarino risale in superficie e un elicottero recupera colui che sta male o deve sbarcare per motivi inderogabili. E tutto questo ovviamente, con la massima precisione e rapidità possibili per non compromettere un’eventuale missione. Una volta tornati all’aria aperta, e vista l’ora, lo spirito del sommergibilista impone al Comandante Minuto di accogliermi alla mensa del reparto, e non vorrei esagerare, ma per tutto il tempo del pranzo i sommergibilisti mi hanno trattato con una convivialità talmente spontanea che per un breve periodo mi hanno fatto sentire come fossi uno di loro. La chiusura dell’incontro non poteva che avvenire poi nella sala dei cimeli dei sommergibilisti dove sono custoditi oggetti personali dei marinai morti in mare. Non potendo essi avere una tomba, i famigliari hanno portato per ognuno dei ricordi personali. Più che una sala cimeli, un vero e proprio tempio. 

3.jpeg

Un prezioso momento di incontro con il Capitano di Fregata Raffaele Martino, Comandante della Nave ‘Morosini’.

 

(Foto di Fabrizio Montanari)

4.jpeg

Nel cuore del Sommergibile ‘Venuti’, in un’esperienza di particolare valore e suggestione.

 

(Foto di Fabrizio Montanari)

5.jpeg

Ai comandi del Sommergibile ‘Venuti’.

 

(Foto di Fabrizio Montanari)

6.jpeg

A mensa, insieme ai Sommergibilisti della Marina Militare. Un momento di semplice e autentica condivisione, nel quale, al di là dei ruoli e delle uniformi, emerge il vero spirito di equipaggio: fratellanza, senso del dovere, appartenenza e profondo rispetto per il servizio al Paese.

 

(Foto di Fabrizio Montanari)

 

APPROFONDIMENTI:

La Marina Militare, un fiore all'occhiello del nostro Paese - Due intense giornate trascorse, nel settembre 2024, presso la Base della Marina Militare di Taranto.

(https://lamentecritica.it/blog-detail/post/323895/la-marina-militare-un-fiore-allocchiello-del-nostro-paese)

I Settori Formativo, Addestrativo e Logistico della Marina Militare - Ripercorrendo gli argomenti trattati con il Contrammiraglio Francesco Milazzo (Comandante ‘Mariscuola Taranto’), il Contrammiraglio Luca Esposito (comandante ‘Maricentadd’), Pasquale De Candia, (direttore dell’Arsenale Militare Marittimo). (https://lamentecritica.it/blog-detail/post/323897/i-settori-formativo-addestrativo-e-logistico-della-marina-militare)

Il Castello Aragonese, l'anima di pietra che custodisce Taranto - Una proficua chicchierata con l’Ammiraglio di Squadra Francesco Ricci

(https://lamentecritica.it/blog-detail/post/323898/il-castello-aragonese-lanima-di-pietra-che-custodisce-taranto)