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Quando la violenza diventa un’arma

15/08/2026 20:13

Fabrizio Montanari

Cultura e Società,

Quando la violenza diventa un’arma

PULSANO (Taranto) - Un ragazzo di 22 anni ferito da un colpo di pistola. Un diciassettenne fermato con l’accusa di tentato omicidio. Una lite finita n

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(Immagine generata tramite intelligenza artificiale)

PULSANO (Taranto) - Un ragazzo di 22 anni ferito da un colpo di pistola. Un diciassettenne fermato con l’accusa di tentato omicidio. Una lite finita nel piombo.

La cronaca registrerà i fatti.
La giustizia stabilirà le responsabilità.

Ma noi dovremmo avere il coraggio di guardare un passo più indietro.

Perché la domanda più scomoda non è soltanto: chi ha sparato?

È… come si arriva a diciassette anni con una pistola in mano?

Secondo quanto riferito nell’inchiesta, il giovane avrebbe dichiarato di essersi procurato l’arma attraverso Telegram. Ed è facile, a questo punto, cercare un colpevole nella rete.

Ma sarebbe la risposta più semplice. E forse anche la più comoda.

Telegram non spara. Internet non preme un grilletto.

A farlo è una persona.

Ma quella persona, prima di arrivare al grilletto, attraversa qualcosa.

Rabbia. Frustrazione. Violenza. Bisogno di imporsi. Paura di perdere la faccia. L’idea che chiedere scusa sia una debolezza e che il rispetto si possa ottenere facendo paura.

Prima della pistola c’è sempre qualcosa.

La pistola è soltanto l’ultimo anello.

E quando arriva, spesso, è già troppo tardi.

Ci indigniamo dopo.

Dopo il sangue, le sirene, la paura.

Chiediamo più controlli, più sicurezza, più severità.

Ma la vera sfida è un’altra: chi si accorge di un ragazzo quando il problema non è ancora diventato un crimine?

Chi ascolta una rabbia prima che diventi violenza?

Chi riconosce un segnale prima che diventi un fatto di cronaca?

E soprattutto: quanti ragazzi stiamo perdendo senza accorgercene, finché non sentiamo uno sparo?

Non significa giustificare chi commette un reato. Significa provare a capire ciò che lo precede.

Perché se un diciassettenne arriva a considerare una pistola una risposta possibile, allora il problema non è soltanto quella pistola.

È tutto ciò che non abbiamo saputo fermare prima.

Pulsano ci lascia una domanda che non dovrebbe spegnersi insieme alle sirene: non soltanto chi ha premuto il grilletto, ma perché quel grilletto fosse già così vicino a un ragazzo di diciassette anni.

Il proiettile dura un istante.

La violenza che lo precede può durare anni.

Ed è lì che comincia la nostra responsabilità.